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Luigi Malnati - Soprintendente
per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna
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E allora... che la sfilata abbia inizio!
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Entrare nella stanza di una signora greca non doveva essere molto diverso che entrare in bagno dopo che tua sorella maggiore si è preparata per uscire il sabato sera. Profumi e unguenti alle rose, mandorle, mele cotogne e zafferano erano conservati in piccoli vasi a forma di brocca (oinochòe), anfora (amphorìskos), sfera (aryballos), cilindro (alàbastron). Pettini e nastri sparsi un po’ ovunque per acconciare i capelli che spesso erano tinti di biondo e di rosso. Tutto questo per rendere affascinanti tutte le signore, anche quelle che, viste di prima mattina, avrebbero spaventato persino Ercole! Dice il proverbio “Per abbellire, bisogna soffrire!”: quindi, per avere uno sguardo languido e seducente, nulla è meglio del crocodilea, ottimo collirio a base di escrementi di coccodrillo. Da cassapanche di legno venivano estratti abiti profumati con frutti e fiori aromatici di coccodrillo. Da cassapanche di legno venivano estratti abiti profumati con frutti e fiori aromatici, da indossare direttamente sul corpo nudo, visto che i Greci non usavano biancheria, ad eccezione delle donne che potevano portare una fascia come reggiseno. A seconda del clima le stoffe potevano essere di lino o di lana, mentre più rara e preziosa era la seta, che i Greci non sapevano produrre ma importavano dall’Oriente, e poco usata era la canapa. Due erano i modelli più diffusi per le signore alla moda: il peplo e il chitone. Il peplo era un semplice rettangolo di stoffa, piegato lungo il bordo superiore in modo da formare un ampio risvolto e avvolto attorno al corpo, fissato infine alle spalle con grosse spille; poteva avere il fianco aperto o cucito ed essere indossato con o senza cintura. Il chitone era una semplice tunica cucita lungo i fianchi e sopra le spalle, in modo da lasciare tre aperture per far passare la testa e le braccia e, di solito, era assicurato alla vita da una cintura. Anche gli uomini vestivano con un chitone che, a seconda dell’età, del ceto sociale, delle occasioni e dell’epoca storica, poteva essere lungo o corto. Il tocco finale per un abbigliamento impeccabile era il mantello e, in certe occasione, il cappello e … le scarpe, che erano molto meno comuni di quanto si possa pensare. E chi poteva permetterselo, impreziosiva l’ abito con spille (fibule), spilloni, laminette dorate e si ornava con anelli, bracciali e collane.
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Se tu chiedessi ad un antico greco o ad un antico romano a quale popolo dare la palma dell’ eleganza e del lusso ti risponderebbe, con un bel po’ di invidia: “Ma…ovviamente agli Etruschi!” Quando, infatti, anche noi moderni guardiamo le splendide pitture che decoravano le loro tombe o le figurine di bronzo che venivano messe nei santuari, davvero rimaniamo colpiti dalla magnificenza dei loro vestiti, ricamati e colorati, e dal gusto raffinato degli accessori: gioielli, cinture, scarpe e cappelli. E’ ovvio che solo le persone più ricche potevano permettersi tutto questo lusso, e solo in momenti particolari, come feste e cerimonie speciali. Guardare le pitture o i bronzetti di allora è un po’ come sfogliare un giornale di alta moda oggi: non penserai di trovare lì gli abiti con cui vai a giocare in cortile… Il modello base è la tunica di lana o di lino con sopra un mantello. A seconda delle epoche e delle stagioni cambiano la leggerezza, la presenza o meno di pieghe e ricami. Concentriamoci allora sui particolari: spille in oro, argento e bronzo, dette fibule, per fissare le vesti; collane in perle d’ ambra e vetro, orecchini, anelli per agghindarsi e persino piccole lamine in oro da cucire sull’ abito. Spesso, per completare l’ abbigliamento, si poteva mettere il cappello: alle signore si consiglia un cappello a cono detto tutulus, agli uomini un copricapo a larghe falde simile ad un sombrero messicano! Ai piedi sandali, calzari e stivali, rinomati e imitati in tutto il mondo antico, specialmente le scarpe a punta (calcei repandi)! Infine, nei corredi delle ricche signore non è raro trovare una specie di antico “beauty case” fatto di bronzo, la cista, che conteneva il pettine, lo specchio, le pinzette per depilarsi e tutti i recipienti per unguenti, profumi e trucchi vari, sui quali a dire la verità sappiamo poco, ma che dovevano essere simili a tutti i prodotti usati un tempo nel Mediterraneo. Il trucco c’ è … e si vede!
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Il trucco c'è... e si vede! Ti è mai capitato di entrare nella sala romana di un museo? Guardando le statue e i dipinti dell’ epoca hai notato quante pettinature sfoggiano uomini e donne dell’ antica Roma? Sembra quasi di essere in un salone di parrucchiere! Le ricche donne romane amavano tingersi i capelle di vari colori: rosso, biondo, nero e persino blu (colore riservato alle cortigiane). Le signore stavano ore a farsi acconciare i capelli: ricci, lisci, con boccoli, trecce; addirittura, per chi aveva pochi capelli, c’ erano anche bellissime parrucche. Per acconciarsi esistevano strumenti come il calamistrum, una specie di ferro da ricci, fatto di canna o metallo, che veniva riscaldato per avvolgere le ciocche da arricciare. Per trattenere e decorare i capelli si potevano utilizzare accessori come una reticella d’oro, spilloni e forcine, pettinini e nastri. Poiché nel mondo antico non esistevano le foto, chi voleva far ritrarre la propria immagine poteva farsi scolpire una statua. Per le statue delle signore, esistevano addirittura parrucche di pietra da mettere sulla testa, intercambiabili a seconda della moda del momento, affinché la statua, come la sua proprietaria, fosse sempre all’ ultimo grido! Anche di trucco del viso richiedeva cura e tempo: dopo un maschera di bellezza si stendeva una cipria bianca, la biacca, e sugli occhi ombretto azzurro o verde, e colore nero per il contorno delle ciglia. Una vera raffinatezza era, infine, far risplendere la pelle spolverizzandola con dei lustrini! Passando all’ abbigliamento quotidiano. I più poveri indossavano soltanto una tunica, formata da due rettangoli di stoffa cuciti assieme, con un foro per la testa e trattenuta da una cintura. Invece i patrizi (così infatti si chiamavano i nobili a Roma) sopra la tunica indossavano la toga, una grande pezza di lana o lino (nella sua versione estiva) fatta a semicerchio e molto, molto lunga. Indossarla era un’ operazione complessa: per non rimanere intrappolati dal tessuto bisognava farsi aiutare da uno schiavo! Le donne usavano la tunica come sottoveste, sopra cui andava la stola, un abito pieghettato lungo fino a piedi e infine la palla, un ampio mantello che copriva spalle e braccia. Ai piedi uomini e donne usavano scarpe a stivaletto o sandali di vari colori, talvolta anche dotati di tacco per sembrare più alti! Ad una vera signora, a questo punto, mancano solo i gioielli, due gocce di profumo, la borsetta, il ventaglio e l’ ombrellino parasole… nessun problema sono tutte cose che al tempo dei romani esistevano già!
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Chi è la più bella del reame? Il lusso sfrenato sembra essere il carattere dominante della moda bizantina. Oro, argento e pietre preziose venivano utilizzati a profusione non solo nei gioielli, ma anche per arricchire le stoffe. I Bizantini avevano raggiunto un’ alta perfezione nel realizzare stoffe lavorate con fili d’ oro e d’ argento,con ricami a rilievo e a vari colori, con topazi, perle, coralli, zaffiri e rubini. Introdussero anche la lavorazione della seta: furono due monaci che portarono dalla Cina in Occidente uova e bozzoli di bachi, nascosti nei loro bastoni da viaggio, e le informazioni necessarie per trasformare il sottile e prezioso filato in un costosissimo tessuto. Tutto ciò però era riservato solamente agli imperatori e ai cortigiani. Pur derivando da quello greco-romano, l’abito base dei Bizantini era più pesante e quasi privo di panneggi. Gli uomini indossavano comunemente una corta tunica, trattenuta in vita da una cintura, e sotto portavano le brache aderenti come una calzamaglia; il mantello completava l’ insieme. Poco usato era il cappello, a cono o a semplice cappuccio. Per le donne tuniche lunghe fino ai piedi, molto decorate, da indossare sopra tuniche con maniche aderenti e l’ immancabile mantello da drappeggiare sulle spalle. Chi faceva parte della corte amava calzare raffinati “stivaletti” in seta o decorati con oro e pietre preziose. Capelli raccolti e trattenuti con nastri o reticelle per le donne e capelli corti e barbe curate per gli uomini, sono la caratteristica della moda dell’ epoca. Come spesso accade, era l’ imperatrice a dettare la tendenza del momento: seguendo l’ esempio di Teodora, le dame facevano largo uso di prodotti di bellezza, come creme antirughe, magiche (e disgustose) pozioni “abbronzanti”, miracolose misture per depilarsi… Fondamentale era la scia di profumo al passaggio delle nobildonne, che infilavano nelle cinture fazzoletti impregnati di essenze rare e portavano appesi alle calzature piccoli recipienti d'oro pieni di olio di sandalo, mirra o gelsomino. Se pensi che oro e pietre preziose fossero utilizzate solamente per arricchire gli abiti e le calzature, non hai mai osservato con attenzione le raffigurazioni di epoca bizantina! I nobili utilizzavano abbondantemente fermagli, orecchini, bracciali, collane, anelli e corone spesso di dimensioni enormi. Con tutto questo luccichio, forse un bel paio di occhiali da sole sarebbe stato utile per non rimanere abbagliati alla vista di tanto splendore!
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Che barba i longobardi! Incontrare un guerriero longobardo doveva essere un’ esperienza indimenticabile: viso incorniciato dalla lunga barba, da cui il nome di questo popolo, cranio parzialmente rasato, con capelli divisi alla sommità da una scriminatura di due ciocche lunghe fino all’ altezza della bocca, aria feroce e armi di vario tipo appese alle cinture. Eppure, dietro quest’aria minacciosa, si nascondeva uno spirito raffinato che si manifestava, per quanto riguarda la moda, anche nella creazione di gioielli, realizzati con grande abilità in metalli diversi, vivacizzati da pietre colorate e lavorati secondo le più complesse tecniche dell’ oreficeria. Abiti larghi, generalmente di lino, con bande intessute a vari colori e calzari aperti, fermati da lacci intrecciati, rappresentavano l ‘abbigliamento caratteristico dell’ uomo. Riservato ai cavalieri era l’ uso di portare anche gambali di panno rosso, simili ai moderni “scaldamuscoli”, ereditati dal costume romano. Più variati sembrano essere gli abiti femminili, che comprendevano bluse chiuse da fibule da indossare su una gonna “a portafoglio”, semplici tuniche fermate in vita da cinture, mantelli trattenuti sul petto da grossi fermagli a disco. Una novità è rappresentata dall’ usanza di avvolgere piedi e gambe con fasce fissate da una fibbia, le antenate delle nostre calze! E per avere sempre con sé l’ occorrente per essere a posto in tutte le occasioni, si poteva appendere alla cintura una piccola borsa, tramite nastri di cuoio, contenente oggetti per la cura del corpo, pettini in osso, specchietti e piccoli oggetti di uso quotidiano, come la selce e l’ acciarino per il fuoco. Ai nastri potevano essere appesi anche chiavi e ciondoli vari che, oltre ad avere una funzione decorativa, proteggevano la persona che li portava.
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La pubblicazione "Tutti
pazzi per la moda", è edita dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna -
Servizio Educativo, per i tipi di Ante Quem di Bologna. Per ulteriori informazioni contattare: - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna Via Belle Arti, 52 40126 BOLOGNA http://www.archeobo.arti.beniculturali.it E-mail: soprbaer@iperbole.bologna.it Tel. 051 223773 / 220675 / 224402 Fax 051 227170 |
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Data ultimo aggiornamento 12-01-2009